“La Ragazza del Treno”, Paula Hawkins

“I can’t risk looking backwards, it’s always a bad idea” (Rachel)

Arriva un momento nella vita di tutti noi lettori in cui, per quanto sconfinata possa essere la distesa di tomi accumulati e celati in triple, quadruple file sugli scaffali, risulta impossibile trovarvi il libro che soddisfi le nostre esigenze.

A quel punto ogni L.C. (Lettore Compulsivo) che si rispetti, farà proprio ciò che ci si aspetta da lui: abbandonerà la sua dimora, non senza qualche affanno data la dimensione dei cumuli di libri da scavalcare per poter raggiungere la porta, e si recherà nel suo locus amoenus: la libreria.

Qui ritroveremo il nostro LC intento a leggere titoli su titoli di romanzi, saggi, poemi epici e libri sul Feng Shui, fino a quando il lieve ronzio nelle sue orecchie si trasformerà in un coro celestiale, mentre un raggio di luce illuminerà IL libro… et voilà, il punto di non ritorno.

È proprio questo ciò che mi è accaduto qualche giorno fa: quando stavo per abbandonarmi allo spleen, sono stata salvata da “La Ragazza del Treno”, di Paula Hawkins.

Il romanzo, un thriller, ha recentemente guadagnato il titolo di “Bestseller”, sicuramente grazie al suo intreccio intrigante e coinvolgente e al linguaggio semplice ed immediato che ne rende scorrevole la lettura.

Rachel, uno dei personaggi principali del romanzo, alcolizzata e recentemente divorziata, prende lo stesso treno ogni mattina. Sulla strada per la città il treno si ferma abitualmente accanto ad alcune case di periferia e Rachel rimane particolarmente affascinata da una di queste, proprietà di Megan e Scott, situata a poche porte di distanza dalla casa del suo ex-marito e della sua nuova moglie ed ex-amante: Anna.

Megan e Scott sembrano essere la coppia perfetta mentre sorseggiano caffè e prendono il sole in terrazza nelle calde mattine d’estate e i due affascinano Rachel al punto che inventa per loro dei nomi ed una vita fittizia, nella speranza forse di alleviare la sua sofferenza immergendosi nella felicità altrui.
Man mano che la trama si sviluppa si scopre che la loro vita è lungi dall’essere perfetta come sembra e le vite di Rachel, Megan e Anna convergono dando vita ad un thriller coinvolgente che mescola i colpi di scena di Dorn (di cui consiglio la lettura de “La Psichiatra”) e la suspense hitchcockiana.

Paula Hawkins si rivela eccezionalmente brava nel ritrarre tre donne le cui sfaccettate personalità rendono impossibile per il lettore esprimere qualunque sorta di giudizio nei loro confronti. Tutto ciò che fanno le tre protagoniste sembra essere motivato e giustificato, incluse le azioni più deplorevoli.
È sempre estremamente difficile per uno scrittore indurre i suoi lettori all’empatia nei confronti dei personaggi da lui creati, specialmente se si tratta di un’alcolizzata, un’adultera e una narcisista; eppure è impossibile non appoggiare o quantomeno comprendere il perché del loro comportamento.

L’unico difetto che mi risulta possibile individuare nel romanzo è la mancanza di profondità nella caratterizzazione dei personaggi maschili: Scott, Tom e il Dr. Kamal Abdic.
Sembrerebbe che l’autrice abbia esaurito tutta la sua creatività e concentrazione nel caratterizzare Rachel, Anna e Megan, arrivando dunque ad abbozzare rapidamente i personaggi maschili in modo piuttosto stereotipato.

Gli ambienti evocati dalla Hawkins delineano una città caotica, un ambiente suburbano claustrofobico i cui vicoli ciechi e tunnel immersi nell’oscurità si rivelano lo sfondo ideale per i personaggi tormentati dagli spettri del passato, i cui segreti si nascondono dietro alle porte di case apparentemente sicure.

L’apparenza è la vera protagonista del romanzo. Tutti  i personaggi nella loro solitudine indossano maschere le cui superfici sono destinate a frantumarsi rivelando oscure e profonde verità.
Verità, queste, impregnate di tradimento, che rivelano un mondo in cui risulta impossibile fidarsi gli uni degli altri e in cui per sopravvivere è necessario accettare l’inaffidabilità dei propri ricordi.

“I close my eyes and let the darkness grow and spread until it morphs from a feeling of sadness into something worse: a memory, a flashback.” (Rachel)

Su una scala da 1 a 10: 8

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