“Il Gioco dell’Angelo”, Carlos Ruiz Zafón

“Sai qual è il bello dei cuori infranti?” domandò la bibliotecaria.

Scossi la testa.

“Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi”

Questo libro è entrato a far parte della mia libreria per caso, un Natale di qualche anno fa. Ha atteso pazientemente, seminascosto da altre cianfrusaglie polverose, fino a quando mi sono decisa ad aprirlo qualche settimana fa. Per giorni e giorni questo libro ha accompagnato i miei lunghi e noiosi viaggi in treno, rendendoli speciali, diversi dal solito.

Zafón dipinge una Barcellona anni 20 dal sapore gotico, le cui strade sono popolate da anime tormentate come quella del protagonista, David, uno scrittore dilaniato da un amore impossibile per l’enigmatica Cristina.
David, imprigionato tra le mura del giornale locale per cui lavora da anni senza riuscire ad appagare il suo animo di scrittore appassionato e talentuoso, un giorno incontra il signor Corelli, la cui proposta editoriale sarà la chiave di volta del romanzo.

Corelli, benestante e persuasivo, convince David ad essere l’artefice del suo progetto letterario personale: scrivere un libro come nessun altro. Il protagonista, in poche parole, dovrà creare una nuova religione.

La stesura del romanzo tuttavia trascina David negli abissi di una Barcellona segreta, governata da forze oscure e dove nulla è come appare e dove una piccola, vecchia libreria appare l’unica oasi di pace del tormentato protagonista. Lo scrittore, accompagnato dal lettore attento, si addentra in un labirinto di lapidi e tomi dimenticati, svelando ad ogni passo un nuovo mistero da risolvere per poter finalmente assaporare la libertà.

Ciò che ho amato di più di questo romanzo è come le parole delicate, leggere dei personaggi riescano a portare alla luce riflessioni ontologiche e religiose di per sé tanto pesanti da schiacciare chiunque provi ad abbandonarvisi senza avere nessuna idea di come evitare di smarrirsi tra tante domande senza risposta.

Al di là della religione, Zafón si rivela un maestro nel dipingere l’amore tra David e Cristina, due anime destinate alla solitudine che si aggrappano l’una all’altra con disperazione ed infinita tristezza.

Diverse storie vengono a intrecciarsi nella trama del libro, prima tra tutte quella della scrittura di un romanzo che apre e chiude la narrazione. “Il Gioco dell’Angelo” è una costruzione ramificata, una cattedrale letteraria al cui interno diversi stili si fondono. Una volta entrata in questo tempio del realismo magico, guidata dalle parole di uno degli scrittori più capaci che io abbia scoperto fino ad ora, non sono più riuscita ad uscirne.

Su una scala da 1 a 10: 9

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