“Noi Siamo Infinito”, S. Chobsky

“It’s strange because sometimes, I read a book, and I think I am the people in the book.” 

Capita ogni tanto di immedesimarsi così tanto nel personaggio di un libro da dimenticarsi di chi si è per qualche ora.
Ebbene, per qualche ora io sono stata Charlie, il protagonista di questo romanzo che in realtà è strutturato come una raccolta epistolare destinata ad un indefinito lettore.
Forse è stato questo a farmi immedesimare così tanto nella lettura: non è semplice evitare il coinvolgimento emotivo nel momento in cui il libro che teniamo tra le mani sembra essere stato scritto per noi. Dopo qualche pagina da persone in carne ed ossa si diventa personaggi di carta ed inchiostro, un confidente, un amico.

E’ raro che uno scrittore sia in grado di leggere così a fondo tra le emozioni dei suoi personaggi, anche se può sembrare ridicolo da affermare: come puoi non conoscere qualcuno che nasce dalla fantasia e che risponde a tutti gli input che il suo autore gli manda?
La scrittura però non è così semplice: un discreto scrittore si limiterà a delineare i suoi personaggi in modo più o meno statico, donando loro quel tanto di spessore psicologico che basta per illudersi della loro indipendenza. Un bravo scrittore invece, come nel caso di Chobsky e Haddon, piuttosto che la Yoshimoto, creerà personaggi a tutto tondo e reali, così reali.
La letteratura non è che la vita privata della fisicità, e tutti noi siamo imperfetti e soffriamo e siamo vittime delle emozioni sulle quali non esercitiamo controllo.

Leggendo “The Perks of Being a Wallflower” ho avuto l’impressione che Charlie, Sam, Patrick e gli altri fossero persone in carne ed ossa, solo molto distanti da me. Chobsky dipinge i pensieri del suo Charlie in modo così naturale e delicato e allo stesso tempo profondo da farmi chiedere se non abbia pianto e riso con lui mentre scriveva.
Vige un rapporto viscerale tra chi scrive e chi vive ciò che è stato scritto. Credo sia qualcosa di intimo al pari di un rapporto genitore-figlio, solo che qui si gioca su un altro livello. Niente pannolini sporchi, solo emozioni, psicologia.

Parlare e scrivere di adolescenza non è semplice, specialmente se la si affronta dal punto di vista di un “wallflower”, sarebbe a dire qualcuno che osserva senza mai veramente partecipare. Charlie nota tutto, ascolta, ama, a modo suo sembra partecipare. Ciò che ci si dimentica è che mentre il suo lettore-confidente è in grado di capire ciò che prova e pensa, i suoi amici nel romanzo non se ne rendono conto perché come ho già scritto, Charlie è un wallflower, non agisce, osserva.
Sarà Sam, la ragazza per la quale Charlie prova un amore impacciato ma incondizionato (“And I guess I realized at that moment that I really did love her. Because there was nothing to gain, and that didn’t matter”), ad esortarlo ad agire.

Dovremmo ricordarci di vivere la vita dalla pista da ballo.

“Standing on the fringes of life… offers a unique perspective. But there comes a time to see what it looks like from the dance floor.”

9/10

P.s.
Asleep by the Smiths
Vapour Trail by Ride
Scarborough Fair by Simon & Garfunkel
A Whiter Shade of Pale by Procol Harum
Dear Prudence by the Beatles
Gypsy by Suzanne Vega
Nights in White Satin by the Moody Blues
Daydream by Smashing Pumpkins
Dusk by Genesis (before Phil Collins was even in the band!)
MLK by U2
Blackbird by the Beatles
Landslide by Fleetwood Mac

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