“The Help”, Kathryn Stockett

A raccontare la propria storia in questo romanzo sono Aibileen, Minny e Miss Skeeter.
Aibileen e Minny sono domestiche al servizio delle ricche signore di Jackson, Mississippi. Non hanno certo vita facile in quella cittadina sperduta all’inizio degli anni ’60, dove la vita delle persone di colore è costantemente minacciata dall’ideale della supremazia bianca che dilaga per le strade impolverate armata di mazze da baseball e urla e sputi di disprezzo.

Esempio lampante della discriminazione è la questione del bagno: Miss Hilly tenterà per la maggior parte del libro di far inserire nel giornale della Lega, gestito da Miss Skeeter, il suo piccolo riprovevole progetto di indurre tutti gli abitanti di Jackson a costruire un bagno apposito per le persone di colore fuori di casa: non era concepibile per la perfida Miss Hilly, portavoce di un’abominevole corrente di pensiero estesa ben oltre i confini del Mississippi, che la sua domestica usasse lo stesso bagno che usavano i membri della sua famiglia.

La comunità nera vive isolata dai bianchi, nella povertà e nella paura; eppure le candide signore di Jackson non esitano a far entrare in casa loro domestiche di colore, una moda perversa in quanto avere, possedere, una donna di servizio era segno di ricchezza, indispensabile per poter essere accettate all’interno della cerchia di Miss Hilly, l’ape regina dell’opulento alveare nel cuore del Mississippi.

Aibileen ha perso suo figlio: era un ragazzo intelligente, con davanti a sé un futuro brillante.
Il suo cadavere è stato scaricato davanti all’ospedale per i neri come fosse un rifiuto.
Ciò che mi ha fatta rabbrividire leggendo le pagine in cui Aibileen racconta questo episodio, è stato rendermi conto che, in effetti, per molti lo era.
Nonostante questo, Aibileen si reca ogni giorno al lavoro a casa di Elizabeth, la patetica marionetta di Miss Hilly, e ne accudisce la figlia Mae Mobley, troppo grassa e goffa per la madre che non riesce a guardarla che con disprezzo. Aibileen invece si prende cura di lei, la cresce come se fosse sua per sentirsi chiamare “mamma” per l’ennesima volta da una bambina bianca che probabilmente da adulta diventerà come la madre.

Minny è probabilmente la domestica più irriverente di tutto il Mississippi e per questo ha già perso innumerevoli posti di lavoro, scatenando l’ira del marito Leroy, sempre pronto ad abbandonarsi all’ennesimo scatto d’ira. Per questo Minny, dopo la “terribile porcata” giocata a Miss. Hilly – il cui unico scopo ora sembra rendere la vita di Minny un inferno – si ripropone di tenere la lingua a freno nel fortuito caso in cui riuscisse a trovare lavoro altrove.
Grazie all’amica Aibileen e a qualche piccola bugia volta a coprire il suo segreto, che in ogni caso verrà svelato negli ultimi capitoli del romanzo (potrei scrivere di cosa si tratta, ma vale davvero la pena leggerlo da sé) Minny riesce a trovare lavoro presso Miss Celia.
Questa, distratta e apparentemente frivola, metterà a dura prova la pazienza della domestica; tuttavia man mano che la trama si sviluppa le due diventeranno amiche prendendosi cura l’una dell’altra con spontaneità. Miss Celia infatti non sembra essere influenzata dal razzismo dilagante nella cittadina e più che trattare Minny con sufficienza, sembra vederla come l’amica che non le è mai stato concesso di incontrare proprio a causa di Miss Hilly.

Quanto a Miss Skeeter, è uno dei personaggi femminili più interessanti del romanzo. Eugenia – questo il suo nome – non è affatto come le sue amiche di plastica di Jackson: eccessivamente alta, capelli crespi ed indomabili, forte abbastanza da non permettere al suo spirito di piegarsi alla volontà altrui, il tutto spolverato da una freschezza e una semplicità ben lungi dai calcolati e gravosi movimenti del resto delle donne bianche di sua conoscenza. Inoltre, ciò che più mi ha colpita di lei è la spontaneità con la quale sembra vivere pur essendo inserita all’interno di una situazione tutt’altro che semplice. Ciò non significa che viva i suoi problemi a cuor leggero, però sembra sempre agire d’istinto, senza ricoprire la superficie delle sue emozioni con un pesante strato di lacca.

Eugenia vuole fare la giornalista ma l’unico spazio che le viene offerto nel giornale di Jackson è quello di economia  domestica. Non sapendo nulla sull’argomento si fa aiutare in segreto da Aibileen, ed è così che comincia il loro pericoloso viaggio verso la libertà: non è un caso che il sottotitolo del romanzo sia “il vento della libertà inizia a soffiare”.
Il lento processo di apertura verso la comunità di colore negli Stati Uniti degli anni ’60 si riflette nella piccola Jackson, dove i cambiamenti non sono repentini e nemmeno troppo evidenti, ma dove si muovono i primi passi verso l’uguaglianza

Scrivere un libro come “The Help”, che non solo allude al corpo di collaboratori domestici ma anche al titolo del libro a cui lavora Miss Skeeter, richiede coraggio, specialmente da parte delle domestiche che nelle interviste a cui verranno sottoposte da Eugenia riveleranno alcuni dettagli riguardanti le loro padrone di Jackson, lasciando così gran poco all’immaginazione sull’autore del libro e sui soggetti intervistati. Essendo questo troppo rischioso, si decide di usare pseudonimi e di camuffare la città. Nonostante queste precauzioni Miss Hilly riesce a capire e a spargere la voce su chi sia l’autore. Quando arriva al capitolo basato sull’intervista a Minny però, in cui viene raccontata la terribile porcata, si renderà conto di quanto grande sarebbe la sua umiliazione se riuscisse effettivamente a convincere le sue amiche della sua ipotesi congetturale: scacco matto a Miss Hilly.

La Stockett riesce a coniugare all’interno del suo libro la realtà della discriminazione razziale e la frenetica vita dei suoi personaggi, le cui personalità vengono svelate capitolo dopo capitolo con risvolti sempre più sorprendenti. Scopriamo infatti che nonostante Miss Skeeter sia l’unica ad impegnarsi attivamente per dare una voce alle persone di colore di Jackson – e dell’intera nazione – anche altri personaggi come Miss Celia e suo marito si comportano in modo rispettoso ed amichevole con le domestiche. Quello che l’autrice sembra voler sottolineare è dunque l’inesistenza di una linea netta di separazione tra ideologie contrastanti, tra pelle bianca o nera, ma che gli Stati Uniti – benché fossero ancora influenzati dalle leggi di segregazione razziale – si stavano lentamente lasciando illuminare dal lume del buonsenso. Processo questo in ogni caso tardivo e continuamente contrastato da gesti degli estremisti del Ku Klux Klan.

Le contraddizioni della società del tempo si riflettono nel comportamento dei personaggi, costantemente incerti, divisi tra ciò che è giusto e ciò che è sicuro. Vengono messe a confronto le paure delle donne bianche, preoccupate di essere escluse dalla rinomata cerchia del bridge di Miss Hilly, e di quelle di colore, intimorite dall’idea di essere uccise per strada come cani randagi.
È un romanzo forte, che induce indubbiamente ad una riflessione approfondita sulla condizione della comunità di colore all’interno della realtà statunitense del tempo.

10/10

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2 thoughts on ““The Help”, Kathryn Stockett

  1. Complimenti Martina, recensione sensibile e profonda. La “terribile porcata” regala al libro una versione più bilanciata che ho trovato al tempo stesso esilarante e tremenda… Grazie per aver dato una opinione così delicata su una questione come quella del razzismo, a volte, troppo manipolata per ricadere nel facile e lacrimevole “mea culpa”
    Dei bianchi… Orgogliosa il. Tantissimo.

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