“Memorie di una Geisha”, Arthur Golden

“Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un’unica direzione finché non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso.”

Chiyo vive insieme al suo vecchio padre, a sua sorella e a sua madre – ormai in fin di vita – a Yoroido, in una casa inclinata dalla forza del vento e per questo da lei soprannominata “la casa ubriaca”. La sua famiglia vive nella povertà e il padre non è abbastanza forte da potersi prendere cura delle figlie senza la moglie, la cui morte imminente sembra gravare sulla casa in ogni istante. Un incontro accidentale tra Chiyo e il signor Tanaka farà sì che quest’ultimo, colpito dalla bellezza della bambina, proponga al padre di mandare le figlie a Kyoto. Qui esse avrebbero studiato per poi diventare geishe.

Delle due, solamente Chiyo, di gran lunga più bella della sorella anche grazie ai suoi rari occhi chiari come l’acqua di cui sembrano essere fatti, riesce ad entrare in un okiya: l’okiya Nitta, di Gion. Qui la bambina incontrerà donne forti e talvolta crudeli, come la geisha Hatsumomo, il cui desiderio più grande sembra essere la volontà di divorare la piccola Chiyo. Si scoprirà più avanti nella narrazione che la sorella della protagonista era stata invece venduta ad un bordello, dal quale riuscirà a scappare per poi sparire completamente dalla vita di Chiyo.

“Memorie di una Geisha” è un romanzo affascinante non solo grazie alla scorrevolezza della narrazione, ma soprattutto perché Golden riesce a far convergere all’interno della storia sia alcuni aspetti della cultura e della tradizione giapponese – chiaramente illustrati al lettore dalla stessa Chiyo, più avanti ribattezzata Sayuri – sia il ripercuotersi sulla vita delle geishe di Gion del clima di crisi e profonda oscurità causate dalla Seconda Guerra Mondiale. Golden inserisce con naturalezza alcune delle ripercussioni della guerra nella quotidianità di Sayuri e Mameha, piuttosto che Hatsumomo e Zucca. Non ho avuto l’impressione leggendo che la 2GM fosse entrata nell’intreccio forzatamente, o improvvisamente; nonostante il ritmo della narrazione aumenti notevolmente nella seconda metà del romanzo già a partire dalla prima alcuni cambiamenti nello stile di vita delle geishe preannunciano la crisi imminente.

La bellezza del romanzo risiede nella separazione tra la prima e la seconda metà della vita della protagonista: assistiamo infatti alla sua evoluzione da Chiyo a Sayuri, da ingenua bambina dagli occhi grigi a esperta geisha in una realtà storico-sociale in pieno cambiamento.
Cambiamento: questa la parola chiave del romanzo: non è un fatto che il colore degli occhi di Sayuri sia sovente associato all’acqua, elemento del mutamento. Una costante nella vita dei personaggi e non solo, che si palesa nella trasformazione dell’ambiente stesso del quartiere di Gion, nel clima, nell’aspetto delle geishe, nella storia tra il Presidente – il grande amore di Sayuri – e Sayuri stessa.

“Memorie di una Geisha” sembra voler ricordare a tutti noi che la vita scorre senza mai fermarsi, e che nemmeno i personaggi nascosti tra le pagine del libro che teniamo tra le mani sono immuni allo scorrere del tempo.

8/10

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