“Il Buio Oltre la Siepe”, Harper Lee

“Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi cos’è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”

“Il Buio Oltre la Siepe” fu scritto da Harper Lee, statunitense, nel 1960.
Gli eventi vissuti nell’arco di due anni e mezzo dalla piccola Scout Finch vengono raccontati attraverso le parole della Scout adulta, sempre mantenendo una doppia focalizzazione: gli episodi attorno ai quali si sviluppa la trama, sia quelli apparentemente banali sia quelli più importanti – il processo di Tom Robinson in primis – vengono presentati con l’innocenza e l’ingenuità di una bambina e allo stesso tempo vengono implicitamente contestualizzati dalle parole di un adulto. Inesperienza e naïveté si fondono con la conoscenza storica della futura sé stessa, fornendo al lettore una visione onnicomprensiva della vita a Maycomb.

Il fascino del romanzo sta nell’abilità dell’autrice di intrecciare alle parole dei bambini protagonisti quelle del mondo adulto, dal padre degli stessi, Atticus  Finch, al sieperipugnante Bob Ewell. La dicotomia tra infanzia ed età adulta viene ulteriormente frammentata grazie all’ampio spettro di personaggi presenti nella narrazione: al mondo dei bambini non appartiene solo Scout, ma vi troviamo anche il fratello maggiore Jem, Dill e gli altri bambini della città; al mondo degli adulti appartengono Atticus, la zia Alexandra, Calpurnia, Boo Radley… Una varietà di personaggi che portano con sé diverse visioni del mondo.

Grazie agli incontri con questa “galleria umana” Scout viene a contatto con i problemi di chi si prepara ad affrontare l’adolescenza. Assistiamo alla graduale entrata in scena della zia che le impone un certo tipo di portamento e di abbigliamento più consoni ad una signorina:

“Zia Alexandra era una vera fanatica riguardo al mio abbigliamento. Come potevo sperare di diventare una vera signora se portavo i calzoni? […] Secondo lei avrei dovuto giocare con stoviglie e tazzine da bambole, portare la collana che mi aveva regalato alla mia nascita e ogni anno aggiungerci una perla nuova […]”

O alla presenza sempre maggiore del mondo di Calpurnia, la governante di colore, all’interno di quello dei due fratelli.

A questo proposito è importante notare un particolare della relazione di Scout con la sua governante: sebbene la bambina interagisca con lei come si interagirebbe con una nonna, le parole che la protagonista utilizza per rivolgersi alla comunità nera di Maycomb sono tendenzialmente offensive: “negro”, “è solo un negro” ecc… Tuttavia è fondamentale rendersi conto del fatto che Scout non dimostra mai astio o effettivi atteggiamenti di superiorità nei confronti di Calpurnia piuttosto che di Tom Robinson: essendo piccola utilizza le parole che sente pronunciare dagli adulti e ne copia talvolta gli atteggiamenti. Quando sente un suo compagno dare al padre del “negrofilo” lo picchia, senza mai davvero sapere cosa significhi.
Harper Lee rende esplicita l’importanza degli atteggiamenti degli adulti nella formazione morale dei più giovani, allo stesso tempo alludendo ad un razzismo “per sentito dire”, che non ha effettivamente radici nella sfera morale dell’individuo ma che viene inculcato a chicchessia con naturalezza, come se usare la parola “negro” fosse normale quanto chiedere un bicchiere di latte. Non dando il giusto peso alle parole ed usando quelle più offensive senza alcun ritegno si privano i più piccoli della possibilità di comprendere e scegliere il peso da dare alle proprie, facendone, nel contesto, “razzisti a prescindere”.

Questo introduce il tema principale dell’intero romanzo: il razzismo.
Non è un caso che la scrittrice abbia ambientato il suo romanzo, ormai un classico della letteratura nordamericana, proprio negli anni ’30 e proprio in Alabama.
Il razzismo negli anni ’30 era nel pieno della sua carica distruttiva e veniva incarnato dai membri del secondo Klan, discendenti del primo  Ku Klux Klan. La loro presenza era particolarmente marcata in Mississippi e in Alabama. Alleanze tra gli stessi membri del KKK e i capi dei governi locali esplicitavano il potere di questi gruppi e, con ciò, lo stesso assetto morale di chi per anni e anni si è lasciato ammaliare da ideologie radicate nell’odio a priori nei confronti di altri esseri umani per appagare un morboso desiderio di superiorità.1436806701-1436806701_goodreads_misc

Questo contesto è la chiave per la comprensione del verdetto della giuria nei confronti di Tom, accusato da Bob Ewell di aver stuprato la figlia: colpevole anche se, come dimostrato da Atticus, palesemente innocente.
Bob Ewell si collega perfettamente al suddetto “razzismo a prescindere”: è un uomo ignorante, viscido, dalla moralità dubbia se non inesistente, senza scrupoli quando arriva il momento di condannare un uomo innocente per non macchiare il nome della famiglia (era stata infatti la figlia a cercare di baciare Tom, gesto ovviamente inconcepibile nel contesto razziale del tempo).

Prima o poi siamo tutti costretti ad imparare che nella vita esistono leggi scritte e regole implicite, le seconde forse più importanti delle prime. Infrangere la legge è, spesso e volentieri, meno grave del trasgredire le regole. Queste regole sono raramente universali: ogni Stato, ogni cittadina, ogni comunità ha le proprie. Così come non possono considerarsi universali non possono nemmeno considerarsi razionali: le regole sono regole e l’ignoranza è terreno fertile per l’obbedienza.
Queste regole, nella piccola Maycomb, comprendono:
– Un bianco non frequenta la casa di un nero;
– Un nero non ha il diritto di lamentarsi di un bianco;
– In un processo che preveda l’accusa di un bianco contro un nero, il bianco vince sempre.

Sebbene la realtà presentata sia complessivamente negativa e grottesca, l’autrice mette in scena anche personaggi positivi, i quali hanno il coraggio di sfidare le regole e combattere per ciò che ritengono giusto. Generalmente questi personaggi sono gli unici in grado di ragionare da sé, senza farsi spaventare dall’ignoranza e dalla violenza che li circonda. Primo fra tutti questi è Atticus, il padre di Scout e Jem. Avvocato, abile conoscitore degli usi e delle credenze del cittadino medio di Maycomb, verrà incaricato dal giudice di difendere Tom e, nonostante le minacce ricevute, non si tirerà mai indietro, fermo nella sua decisione di insegnare ai propri figli cosa sia il vero coraggio e l’importanza della propria integrità morale: unico scudo che tutti noi possediamo contro la crudeltà del mondo esterno o perlomeno contro quelli che scelgono di vivere scivolando sul veleno della maggioranza, dell’odio senza ragione, dell’ipocrisia di chi critica la persecuzione razziale del Terzo Reich, non volendosi rendere conto di essere a sua volta imbevuto della stessa macabra follia. buio oltre la siepe

“Aveva paura di essere arrestato, paura di dover affrontare la responsabilità di ciò che fece?”
“Nossignore, avevo paura di affrontare la responsabilità di quel che non avevo fatto”

 

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