A Cup of Advice *February*

Past

“Delitto e Castigo” , F. Dostoevskij
(“
Преступление и наказание“)

Dostoevskij è uno dei massimi scrittori russi del XIX secolo, certo per il suo stile che vede la fusione di quello che potrebbe definirsi il romanzo poliziesco e profonde riflessioni sul piano teologico ed esistenziale.
image_book-phpRiflessioni queste, per chi non avesse familiarità con la letteratura russa, presenti se non in tutti nella maggioranza dei romanzi canonici della stessa. Ogni grande scrittore, a modo suo, ha speculato sui “grandi temi” della letteratura universale: vita, morte, dicotomia tra bene e male ecc…
Quel che distingue Dostoevskij è forse la claustrofobia che sembra impregnare le sue pagine: dai luoghi alla sfera psicologica dei personaggi questa sembra invadere ogni cosa.

I luoghi di Dostoevskij non sono mai ariosi o luminosi, sono anzi piccole stanze dalla luce fioca, senz’aria, che inghiottono i personaggi come piante carnivore: lentamente, senza emozione. Trovatisi nel pieno di questo inesorabile processo i personaggi più emblematici come Raskolnikov o Ivan e Dimitrij Karamazov vengono lacerati dal conflitto che ha sede nella loro coscienza tra ciò che “dovrebbe essere (stato)” e ciò che “è (stato)”: ognuno poi intraprenderà un cammino personale verso quello che si potrebbe definire un nuovo equilibrio, una verità che preveda una soluzione definitiva per i peccati commessi o dei quali si è circondati… La redenzione nel caso di Rodion.

L’assassinio è il cardine di “Delitto e Castigo”: Raskolnikov decide infatti di uccidere una vecchia usuraia e, colto nell’atto da un’altra donna, sarà costretto a porre fine anche alla sua vita. Omicidio premeditato e non si sommano dunque all’interno della coscienza del protagonista che, in bilico tra il delirio e l’insostenibilità del  senso di colpa cercherà la redenzione in Sonja.
Prostituta ma al contempo portatrice di valori cristiani che saranno la salvezza del protagonista: è una figura emblematica dunque della modalità di rappresentazione di “umanità” di Dostoevskij, i  cui personaggi non sono mai unicamente “buoni” o “cattivi”, ma semplicemente imperfetti, talvolta deboli, appartenenti al sottosuolo, ma comunque umani.

Sebbene il contesto del romanzo sia determinato i temi in esso trattati e le riflessioni del protagonista non sono né obsolete né incomprensibili: pubblicato nel 1866, “Delitto e Castigo” è un’opera attuale.
Personalmente, è questo che amo dei grandi scrittori russi degni di questo nome. I loro romanzi gettano luce sugli angoli più bui della nostra coscienza, permettendoci di comprendere che nessuno può dire di conoscere sé stesso fino a quando non avrà conosciuto l’altro da sé e in sé, fino a quando non avrà letto un’altra pagina del libro che tiene fra le mani.

•Present•

“I Salici Ciechi e la Donna Addormentata”, Murakami
(“
めくらやなぎと眠る女”)

Haruki Murakami è stato di recente uno dei candidati al premio Nobel per la letteratura. Pur non essendone il vincitore, le sue opere hanno attirato l’attenzione di molti ed ora spopolano in tutte le librerie. “I Salici Ciechi e la Donna Addormentata” è una raccolta di racconti brevi, il cui titolo viene proprio dal primo racconto. Da “Birthday Girl” a “I Gatti Antropofagi” Murakami offre una straordinaria varietà di immagini e sensazioni, ma sarebbe impossibile determinare con precisione quale sia il filo conduttore tra tutti i racconti, sempre ammesso che ne esista uno.

coverQuando si tratta di letteratura giapponese bisogna sempre essere cauti, specialmente se gli esigui romanzi nipponici che arrivano al lettore italiano sono prevalentemente di Banana Yoshimoto e pochi altri.
Cauti, perché non è possibile analizzare un romanzo giapponese nello stesso modo in cui se ne analizzerebbe uno di un qualunque scrittore occidentale.

Le pagine di Murakami vanno lette piano, privandosi della superbia del lettore europeo, convinto di poter decifrare ogni simbolo e di cogliere ogni allusione all’interno di un romanzo. I 24 racconti qui raccolti ad una prima occhiata sembrano privi di senso, gli stessi paragrafi scollegati tra loro, le trame quasi allucinatorie. Anche i racconti radicati nella biografia di Murakami mantengono una porzione esigua di realismo. Per questo è necessario pazientare, leggerli non per svelare e capire quanto piuttosto per assaporare le immagini evocate, la contemplazione – sia dell’autore che dei personaggi – interna alla narrazione. Non capita tutti i giorni di trovare uno scrittore che sia in grado di associare “un tramonto soffuso di nebbia” ad un sorriso, eppure Murakami si rivela capace di collegare tra sé elementi in apparenza inavvicinabili con estrema naturalezza, dolcemente.

Leggere “I Salici Ciechi e la Donna Addormentata” è come ascoltare una ninnananna, ogni racconto impregnato di melodia. Capisco che questa mia affermazione possa sembrare criptica, insensata, ma davvero questi racconti sembrano canzoni.

È sottile il confine tra ciò che è volgarmente ridicolo e ciò che è piacevolmente assurdo. Ciò che rende questo confine ancora più labile è che non è solo lo scrittore a giostrarsi tra l’una e l’altra definizione, ma il lettore stesso decide dove situare il contenuto di ciò che ha letto, indipendentemente dalle intenzioni dell’autore. Questa raccolta è un gioco, tra noi e Murakami, tra Murakami e la letteratura, tra noi e i confini dell’immaginazione.

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