“La Fabbrica degli Orrori”, Iain Banks

Casa editrice: Abacus
Anno di edizione: 1992

Un ringraziamento particolare va ad Alice Suman e a Maria Todesco (http://maria-todesco-marytod.blogspot.it/), il cui contributo è stato fondamentale per un approfondimento sull’analisi psicologica del protagonista.

“Two years after I killed Blyth I murdered my young brother Paul, for quite different reasons than I’d disposed of Blyth, and then a year after that I did for my younger cousin Esmerelda, more or less on a whim. That’s my score to date. Three. I haven’t killed anybody for years, and don’t intend to ever again. It was just a stage I was going through.”

Nel 1984 Iain Banks pubblica uno tra i romanzi più controversi del XX secolo. “La Fabbrica delle Vespe”, meglio conosciuto come “La Fabbrica degli Orrori”, viene TheWaspFactorydefinito dalla critica “un incubo di romanzo”, ma allo stesso tempo “un romanzo gotico di qualità a dir poco eccezionale” e “infinitamente doloroso da leggere, grottesco ma umano”. Un romanzo che agita la critica letteraria, un ragno in un nido di vespe.

Frank, un adolescente mentalmente instabile non estraneo all’omicidio e all’uccisione di animali, vive con il padre ed il fratello Eric, ora rinchiuso in un ospedale psichiatrico dopo aver dato fuoco a dei cani. Frank, misogino e ossessivo, vive la sua vita seguendo una sorta di personale mitologia che ruota attorno ad un meccanismo chiamato – da qui il titolo originale – la fabbrica delle vespe. Questa sua mitologia, fatta di torture, rituali, feticci e collezioni di piccoli cadaveri, regola ogni aspetto della sua esistenza. Sarà solo nell’ultimo capitolo che i segreti che hanno per anni dilaniato non solo il protagonista, ma tutta la sua famiglia, verranno rivelati con un ultimo raccapricciante colpo di scena.

TECNICA LETTERARIA

Chiunque legga “La Fabbrica degli Orrori” rimane immancabilmente sospeso tra  il macabro, depravato contenuto della storia e l’ammirazione per la tecnica letteraria dell’autore: la costruzione narrativa è infatti impeccabilmente equilibrata, coerente, il che contribuisce alla trasmissione di una certa calma. Gli eventi più scioccanti e perversi sono presentati lucidamente, senza accelerazioni o ridondanze, in modo dunque chiaro ed immediato e questo controbilancia la componente gotica e orrifica dell’intreccio.

Altra particolarità stilistica degna di nota è la narrazione in prima persona: questa è, di per sé, una delle tecniche narrative più complesse. La difficoltà del condurre l’intera narrazione da un punto di vista interno è, in primis, che nell’autore convivono l’onniscienza e la forzata focalizzazione interna del protagonista, che non è mai in possesso di tutte le informazioni di cui dispone l’autore in quanto tale. Deve dunque essere premura dell’autore controllareiain-banks minuziosamente quello che viene rivelato al/dal protagonista in modo che l’intreccio risulti coerente e che non vengano rilevate incongruenze nella storia o nel racconto. Se si tratta di un autore inesperto – come nel caso di Iain Banks al momento della pubblicazione de “La Fabbrica degli Orrori” che è infatti il suo primo romanzo – la narrazione in prima persona è ancora più complessa da mantenere.

 

La tecnica si ritrova in grandi romanzi, prevalentemente gialli o modernisti (anche se nel modernismo si sfocia frequentemente nel flusso di coscienza) come “Memorie dal Sottosuolo” di Dostoevskij, “La Caduta” di Camus o, forse il caso più celebre, tutta la produzione di Conan Doyle incentrata su Sherlock Holmes.  Grandi autori, i cosiddetti mostri sacri della letteratura mondiale, che hanno saputo padroneggiare la tecnica e che allo stesso tempo hanno creato dei precedenti che possono intimorire i più inesperti.
Se si somma tutto ciò al doversi immedesimare in un protagonista non solo appartenente ad una fascia d’età diversa da quella del suo autore ma anche mentalmente disturbato, come Frank, la capacità di Banks di gestire questo tipo di focalizzazione interna risulta ancora più ammirevole.

 

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ANALISI PSICOLOGICA

Frank è un personaggio estremamente affascinante da un punto di vista psicologico. Dall’inizio della narrazione spiccano la sua misoginia ed il suo odio per il mare, il suo bisogno di ritualità e soprattutto la nonchalance con la quale uccide non solo svariati animali ma anche esseri umani e, in particolar modo, il suo fratellino ed i suoi cugini. Egli presenta dunque un pattern comportamentale che devia dalla norma culturale, specialmente in ambito cognitivo ed affettivo. La scelta di attività individuali rispetto a quelle comunitarie, il disprezzo e conseguente rifiuto della sessualità – elemento estremamente importante per la narrazione -, il trarre piacere da poche o nessuna attività (per lo meno nessuna attività consueta) farebbero pensare ad un disturbo schizoide di personalità, così come le sue strane convinzioni -la mitologia della fabbrica-, l’affettività inappropriata o limitata e la stranezza del pensiero di Frank farebbero pensare ad un disturbo schizotipico della personalità.

Il disturbo della personalità del protagonista viene affiancato da un disturbo ossessivo-compulsivo. Anche se in Frank non sono, per lo meno in apparenza, presenti compulsioni (azioni che il soggetto si sente obbligato a mettere in atto come risposta alle ossessioni) si rileva senza ombra di dubbio la presenza di ossessioni.

WASP+ILLO

Si può dunque concludere affermando che in Frank coesistano un disturbo della personalità e un disturbo ossessivo-compulsivo, con l’aggiunta della componente misogina.

La misoginia e l’odio per il mare di Frank sono componenti fondamentali della sua persona e, di conseguenza, della sua visione del mondo.

“My greatest enemies are women and the Sea. These things I hate. Women because they are weak and stupid and live in the shadow of men and are nothing compared to them, and the Sea because it has always frustrated me, destroying what I have built, washing away what I have left, wiping clean the marks I have made.”

Per comprendere quest’odio nei confronti della donna è sufficiente leggere qualche pagina: è infatti il protagonista stesso ad identificarlo nel rapporto difficile se non inesistente con la madre, la quale ha abbandonato il marito ed i figli senza più dare notizie di sé. Vi è inoltre un’altra motivazione, un segreto che non mi è possibile riportare senza rovinare la suspense dell’intero romanzo: basti sapere che l’odio nasce anche e soprattutto dalla paura, dalla consapevolezza dell’irraggiungibilità clockdell’oggetto del desiderio che si tramuta immancabilmente nell’oggetto odiato.

La donna come l’acqua è la culla della vita, le permette di svilupparsi. L’acqua è poi un rimando all’utero materno, al liquido amniotico che avvolge il bambino durante la gravidanza.
L’acqua è creatrice e distruttrice allo stesso tempo ed è proprio questa sua componente distruttiva a frustrare Frank e a fomentare il suo odio: tanto attaccato ai rituali, alla pianificazione, alla consapevolezza dell’esito sicuro di ogni sua azione, il protagonista non può sopportare la facilità con la quale l’acqua è in grado di annientare tutto, la sua mancanza di stabilità.

“But I am still me; I am the same person, with the same memories and the same deeds done, the same (small) achievements, the same (appalling) crimes to my name. 
Why? How could I have done those things?”

 

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