“Dentro l’Acqua”, Paula Hawkins

Casa editrice: Doubleday 
Anno di edizione: 2017

 

paula hawkins“Beware a calm surface—you never know what lies beneath.” 

Dopo l’enorme successo de “La Ragazza del Treno” – ben diciotto milioni di copie vendute in tutto il mondo – da undici settimane il secondo romanzo della scrittrice, “Dentro l’Acqua”, occupa un posto tra i primi cinque classificati nella lista dei bestsellers del New York Times.

Julia Abbott torna a Beckford dopo che il fiume ha restituito il corpo di sua sorella Nel, suicida, almeno in apparenza. Non è la prima volta che una donna trova la morte tra le acque di quello stesso fiume: da secoli infatti esso sembra essere un luogo dove liberarsi di donne “scomode”, pericolose, presunte streghe o mogli infedeli. Donne diverse vissute in epoche differenti che condividono la stessa macabra sorte. Nel è stata la prima a tentare di dare loro una voce e, forse per un macabro paradosso, ha finito col diventare una di loro.
Sarà con l’arrivo di Julia e con la sua ricerca di risposte che gli equilibri della comunità verranno spezzati e che la verità, per troppo tempo celata nel fango sotto la superficie dell’acqua, verrà riportata a galla.

TECNICA NARRATIVA

Un thriller psicologico dalla trama indubbiamente accattivante, la cui peculiarità risiede nell’abbondanza di personaggi e nei continui colpi di scena. Agli occhi di chi non ha letto “La Ragazza del Treno”, questo appare come un romanzo indubbiamente intrigante, a tratti ansiogeno, scritto con un ottima tecnica narrativa che è quella della molteplice focalizzazione interna; tuttavia chi ha già un po’ di familiarità con lo stile dell’autrice non può fare a meno di notare che “Dentro l’Acqua” sembra la brutta copia del suo predecessore. Probabilmente quest’impressione è un prodotto delle alte aspettative nate dopo la lettura del primo romanzo e, certo, per l’autrice non deve essere stato facile scrivere un altro thriller che non rischiasse in qualche modo di deludere i lettori.

Come accennato in precedenza, la tecnica narrativa scelta dall’autrice, ovvero la molteplice focalizzazione interna, è presente sia ne “La Ragazza del Treno” sia in copertina“Dentro l’Acqua”. Questa è un’eccellente trovata se si tratta di un thriller, specialmente se un thriller psicologico. In breve, ogni personaggio in uno o più capitoli dedicatigli narra la sua visione delle vicende del racconto con focalizzazione interna, è dunque narratore omodiegetico, ovvero interno alla storia (contrapposto al narratore eterodiegetico, esterno alla storia). La focalizzazione interna può essere messa in atto sia usando la prima persona – io narrante – sia in terza persona (l’autore descrive ciò che vede e dice il personaggio, ne conosce i sentimenti e la forma mentis ma non è onniscente). Ciò consente all’autore di creare più percorsi narrativi che si incroceranno sempre più frequentemente mano a mano che procederà il racconto, fino a sovrapporsi alla fine dello stesso. La trama in questo modo si sviluppa lentamente e ciò consente di inserire numerosi elementi di suspense: proprio quando il personaggio A sembra aver fatto una scoperta sconvolgente, la sua narrazione viene sospesa per dar voce a B, o C, che possono o rivelare la scoperta da un altro punto di vista o continuare per la loro strada lasciando le domande del lettore senza risposta fino a quando non si imbatterà nuovamente in un capitolo dedicato ad A.

CRITICA

Se ne “La Ragazza del Treno” erano solo tre le voci narranti (Anna, Megan e Rachel), in quest’ultimo romanzo sono ben dieci: Julia, Nickie, Patrick, Lena, Mark, Louise, Erin, Helen, Sean e Josh. Appare evidente quale possa essere stato il primo appunto della critica: troppi personaggi.

“Quell’inizio promettente non viene sviluppato, e la ragione principale è strutturale. La storia di “Dentro l’Acqua” è raccontata da 11 voci narranti [qui Nel è stata considerata voce narrante, personalmente mi trovo in disaccordo in quanto la voce della donna traspare solo dagli sporadici frammenti del romanzo a cui stava lavorando, rilevanti per la storia ma non per il racconto]. Differenziare 11 voci separate all’interno di una singola storia è una cosa terribilmente difficile. E questi personaggi sono così simili in tono e registro – anche se alcuni sono in prima persona ed altri in terza – che sono quasi impossibili da distinguere, il che finisce con l’essere sia monotono che confusionario.” afferma Val McDermid.

L’eccesso di personaggi non giova a nessun romanzo in quanto il risultato è una lettura dispersiva e, appunto, confusionaria. Esempio eclatante di ciò nella letteratura contemporanea è “Il Trono di Spade”, di George R.R. Martin, mentre tornando indietro di qualche anno troviamo i romanzi di Agatha Christie. Non è la bellezza della storia ad essere messa in questione, ma la sua scorrevolezza ophelia-1446662398e la scarsa immedesimazione da parte del lettore.

Tuttavia se almeno la voce narrante unificasse la narrazione, come nel caso di Agatha Christie, sarebbe l’autore stesso a dare maggiore o minore spazio ai personaggi portando l’attenzione ai fatti più rilevanti. Quando ogni personaggio corrisponde ad una voce narrante, il tutto non può che terminare nel caos.

Dalla citazione di McDermid sorge un ulteriore problema: la mancanza di un’adeguata caratterizzazione dei personaggi. Il tipo che la  Hawkins sembra prediligere è quello dell’escluso, del problematico. Quasi tutti i suoi personaggi hanno problemi relazionali e familiari alle spalle, un passato oscuro che ha lasciato cicatrici che immancabilmente verranno riaperte nel corso della storia. È un tipo di caratterizzazione interessante se distribuita con parsimonia tra i personaggi, nel caso di “Dentro l’Acqua” però, quasi tutti appartengono a questo tipo. Essendo così numerosi inoltre, ed essendo il romanzo di dimensioni piuttosto limitate, non è stato possibile per l’autrice esplorare in profondità la psicologia di tutti.

L’ultima critica riguarda la mancanza di autenticità per quel che riguarda la gestione dei meccanismi di suspense che la Hawkins ha voluto creare in questo thriller. Come puntualizzato da McDermid: “Un sentimento di autenticità permette ai lettori di 1lasciarsi trasportare nel credere a ciò che l’autore sta raccontando loro.”
Risulta inverosimile che, guardando la superficie del fiume, qualcuno pensi ad un avvenimento accaduto in passato – casualmente un evento che si rivelerà estremamente significativo per la risoluzione del grande mistero del romanzo – in modo parafrasato, girandoci intorno, senza mai esplicitarlo. Risulta eccessivamente teatrale per personaggi come quelli del romanzo in analisi, una forzatura che, a lungo andare, può risultare stancante e non permette ai momenti topici di svilupparsi nel pieno delle loro possibilità.

“No one liked to think about the fact that the water in that river was infected with the blood and bile of persecuted women, unhappy women; they drank it every day.” 

 

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